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venerdì, ottobre 27, 2017
venerdì, aprile 28, 2017
Che Vuoi Che Sia: cosa faresti per 250.000 euro?
4/28/2017 Unknown
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venerdì, febbraio 10, 2017
Un Bacio di Ivan Cotroneo, il troppo che stroppia
2/10/2017 Unknown
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giovedì, ottobre 29, 2015
5 film italiani contemporanei da guardare su Netflix
10/29/2015 Unknown
1) ACAB - All Cops Are Bastards (Stefano Sollima) ★★★½
Il film si incentra su tre agenti antisommossa interpretati da Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini e sulla nuova recluta, interpretata da Domenico Diele, che si ritrova a fare i conti con la violenza del suo nuovo posto di lavoro. Ci viene mostrata la loro quotidianità e vita familiare fatta di situazioni svariate e pesanti dove l'unico sfogo è appunto un lavoro fatto di rabbia e aggressività. ACAB non mi ha entusiasmata quanto gli altri lavori di Sollima ma sia chiaro, il livello è sempre altissimo: la regia è curatissima e i personaggi così credibili da essere detestabili. Citando una recensione che ho letto: se alla fine vi ritrovate a tifare per loro, dovreste farvi al più presto un esame di coscienza.
2) Il Divo (Paolo Sorrentino) ★★★½Sorrentino non ha bisogno di presentazioni. Il Divo non è altro che la storia di Giulio Andreotti, interpretato da un magnifico Toni Servillo, il tutto coronato da scenografie e riprese bellissime. Insomma, veramente volete dire di no a Sorrentino?
3) Reality (Matteo Garrone) ★★★★½
Ormai neanche più Garrone ha bisogno di presentazioni: partito con film che hanno suscitato poco interesse di pubblico e critica, è poi scoppiato con Gomorra ed ha raggiunto l'apice quest'anno con Il Racconto Dei Racconti. Reality si trova in mezzo a questi due ed è anche il mio preferito in tutta la filmografia di Garrone se non uno dei miei film italiani preferiti in assoluto.
Un uomo napoletano decide di tentare la fortuna partecipando alle audizioni per il Grande Fratello: da lì si convince che i produttori del programma lo stiano seguendo e spiando dappertutto e ne diventa così ossessionato da mandare la propria vita a rotoli. Una riflessione profonda sul come la fama e l'apparire ci condizionino in qualsiasi cosa, con quel pizzico di ansia e inquietudine di cui Garrone non sa proprio fare a meno (e che a me piace tanto). 4) È Stato Il Figlio (Daniele Ciprì) ★★★★
È Stato Il Figlio è una tragicommedia carinissima ambientata a Palermo negli anni 70, tratto da una storia realmente accaduta.
Una bambina viene colpita erroneamente da un proiettile e muore. La famiglia, che economicamente non se la passa tanto bene, ottiene il risarcimento per le vittime di mafia e dopo varie peripezie decidono di investirlo in... una Mercedes, che porterà la famiglia alla rovina.Io trovo lo stile di Ciprì davvero adorabile, per fotografia, scenografia e personaggi mi ricorda vagamente Wes Anderson: è tutto un po' sopra le righe, vintage e grottesco. E il personaggio principale è interpretato da Toni Servillo, che mi sembra da solo una ragione per vederlo.
5) Miele (Valeria Golino) ★★★½
La protagonista di questo film è Jasmine Trinca, che sotto il nome di Miele aiuta i malati terminali con il suicidio assistito. Quando le chiederà aiuto un uomo, che non è un malato terminale ma soffre bensì di depressione, la sua visione delle cose cambierà. Nel suo primo lungometraggio la Golino tocca un tema delicatissimo, quello del suicidio assistito: sarebbe bastato poco per farla cadere ma ne esce meravigliosamente, con una storia che punta diritto al cuore e alla mente del pubblico.
daniele ciprì / film / film italiani / matteo garrone / netflix / paolo sorrentino / stefano sollima / valeria golino
domenica, ottobre 18, 2015
Suburra, l'altra faccia (reale) della grande bellezza (Stefano Sollima, 2015)
10/18/2015 Unknown
Questo è quello che Stefano Sollima fa da sempre. Romanzo Criminale era una versione più romanzata e senz'altro più piacevole della realtà, con dei protagonisti per i quali non potevi far a meno di tifare anche se era chiaro dal primo secondo che tipi di persone fossero; ACAB mischiava un po' le carte: dei celerini ci venivano mostrati i problemi e le situazioni familiari che tutti potevamo comprendere, erano persone reali e non i cattivi contro i quali ciecamente puntiamo il dito, ma nonostante ciò nulla li portava ad esserci simpatici e le loro azioni non risultavano in alcun modo condivisibili, tutta la meccanica di ciò che facevano era soltanto dettata dal sadismo; con Gomorra si ritorna a una realtà dove i personaggi ci piacciono, le loro storie ci coinvolgono ma non c'è più niente di romanzato e piacevole: la realtà è cruda e brutta e violenta e a pagarne le spese sono le persone semplici che la vivono addosso ogni giorno. Suburra ricalca la scia di quest'ultima, se da spettatori ci piace e ci coinvolge, da italiani è un pugno nello stomaco e ci fa male.
Suburra nasce inizialmente dalla penna di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo nel 2013 e, alla luce dei fatti che oggi tutti conosciamo, sembra essersi tramutato in una profezia. Tutto ciò che vediamo nel film è finzione ma è reale, accade dietro le quinte da anni e continua ad accadere, anche se prima non lo sapevamo con certezza e adesso ne conosciamo una minima parte. Facendo 2+2 non è difficile ricondurre i personaggi ai fatti realmente accaduti: c'è il politico corrotto, il criminale che come un burattinaio manovra tutta Roma, il clan degli zingari e persino il presidente che si dimette e il papa che abdica (con tanto di clero coinvolto negli affari loschi della criminalità romana). È stato intenzionale da parte di Sollima il rimuovere tutti i personaggi positivi presenti nel libro e di lasciare soltanto quelli negativi: non c'è empatia per loro, li disprezziamo perché li conosciamo e ce li troviamo in televisione e sui giornali ogni giorno, la narrazione è imparziale ma non c'è nulla di buono da mostrare. Giocano una guerra interna e nascosta dove è la gente comune a subirne le conseguenze. Ma questi personaggi sono anche uno dei tanti punti di forza del film grazie agli attori che li interpretano, Favino su tutti che è sempre una garanzia.
Lo stile di Sollima è sempre sporco, inevitabilmente date le storie che racconta, ma sempre ricercato, raffinato ed elegante anche nelle sequenze più scomode. Ogni inquadratura è una visione a sé stante, la fotografia è cupa per rendere le atmosfere altrettanto cupe della storia ma talvolta è bucata da luci e colori brillanti, la colonna sonora è impeccabile come lo era già in Romanzo Criminale e Gomorra.Roma è nera, sporca e decadente, spogliata di tutto il suo fascino ma più reale che mai. Niente intellettualismo, poesia, uomini di mezza età alla ricerca del senso della vita: La Grande Bellezza non è più così grande e neanche così bella.
carlo bonini / film / film italiani / giancarlo de cataldo / pierfrancesco favino / stefano sollima / suburra
mercoledì, settembre 30, 2015
Sotto Una Buona Stella - Carlo Verdone, 2014
9/30/2015 Unknown
Adesso, a me piacerebbe riuscire a salvare anche una minima cosa di questo film, una sola, ma fa davvero pena su tutti i fronti. Partiamo dalla regia: le riprese sanno di vecchio e sono fatte malissimo, c'è un abuso spropositato di primi piani che già sono brutti di per sé, se poi ci aggiungi anche lo zoom... caro Carlo, ma nessuno te l'ha detto che lo zoom sui primi piani non si usa più da vent'anni? L'illuminazione delle scene è pessima, sembra fatta con le lampadine a basso consumo manco fosse un film del Dogma 95 e il regista fosse Von Trier.
I personaggi non sono meglio, a partire dallo stesso Verdone. Il suo personaggio è proprio antipatico e per metà del film parla praticamente solo lui, sia con monologhi (che in realtà non sono monologhi, è proprio che non dà neanche il tempo agli altri di rispondergli) sia con la fastidiosa voce fuori campo di cui si poteva fare benissimo a meno nel 95% delle scene. La sua fidanzata è isterica e l'attrice proprio non ce la fa, mentre Tea Falco è tutto un caso a sé. Dopo averla vista in 1992, dove nessuno ha capito cos'abbia detto per tutte e dieci le puntate e dove l'arredamento era più espressivo di lei, non mi aspettavo chissà quale grande prova attoriale ma di certo non ero pronta a vederla piangere (senza riuscirci), a sentirla recitare poesie (senza riuscirci), a dialogare nientemeno che in inglese (devo ripeterlo?). E che dire della Cortellesi, che in genere riesce a farmi ridere anche quando non fa nulla, neanche lei raggiunge la sufficienza in questo film, poverina che ha fatto quel che poteva con una sceneggiatura del genere (tra l'altro prima di questo ho visto un altro film in cui lei è la protagonista, Scusate Se Esisto, molto carino e divertente). Di film di Verdone ne ho visti pochissimi e non mi erano dispiaciuti granché, ma con questo film sembra esser rimasto alla comicità degli anni 90 e averla addirittura peggiorata. Gli conviene, come dice la Cortellesi nel film quando deve licenziare la gente, fare un passo indietro perché è una persona troppo competente, una risorsa troppo preziosa per quest'azienda (cit.).
carlo verdone / film / film italiani / paola cortellesi / scusate se esisto / sotto una buona stella
lunedì, giugno 15, 2015
Le Fate Ignoranti - Ferzan Ozpetek, 2001
6/15/2015 Unknown
Antonia (Margherita Buy) e Massimo sono sposati felicemente da dieci anni; un giorno lui viene investito da un'auto e muore. Lei rimane sconvolta nello scoprire che, dietro un quadro (chiamato proprio "La fata ignorante") appartenuto al marito, vi è una dedica di un amante. Perché Massimo era omosessuale (o bisessuale, non è specificato) e la sua storia con Michele (Stefano Accorsi) proseguiva da più di sette anni, anni in cui conduceva una vita completamente diversa da quella che sua moglie conosceva. Quello che Antonia scopre non è solo un amante ma un mondo intero di cui non sapeva nulla, a partire dai personaggi che popolano l'appartamento di Michele e che Massimo considerava la propria famiglia.
Michele è amareggiato a dir poco, è arrabbiato con Antonia che per sette anni ha avuto ciò che a lui era concesso vivere solo nell'ombra. È allo stesso tempo incuriosito dalla donna, l'unica persona che può condividere il suo dolore e che porta su di sé ciò che resta di Massimo. L'ostilità di Michele comincia a vacillare e Antonia gli va incontro, mentre la rassegnazione si fa strada in lei e con essa il desiderio di conoscere davvero quel marito che le sembra distante anni luce da quando era in vita. Michele e Antonia si scontrano, incapaci di vedere Massimo in ciò che descrive l'altro, e poi si incontrano, sviluppando una dipendenza reciproca dove nell'altro cercano l'uomo che entrambi hanno amato.
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| Stefano, a noi piace ricordarti così: mentre ti bombi due uomini insieme invece delle showgirl di Tangentopoli. |
Un film magico, tipico di Ozpetek, dove ogni cosa sembra essere nel posto giusto al momento giusto ma pronta a crollare, dove l'amore viene proposto in tutte le sue sfumature e dove si fonde, si trasforma, perché è impossibile racchiuderlo in due personaggi, in una storia, in un'etichetta.
Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti...
- dallo stesso regista Il Bagno Turco (1997), La Finestra Di Fronte (2003), Saturno Contro (2007);
- Mia Madre (Nanni Moretti, 2015);
- Tutto Su Mia Madre (Pedro Almodovar, 1999)
martedì, maggio 12, 2015
Il Nome Del Figlio - Francesca Archibugi, 2015
5/12/2015 Unknown
Cast: Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti.
Uno dei commenti più frequenti che mi capita di leggere su internet riguardo ai film italiani belli è "questa è una delle poche eccezioni, il nostro cinema è morto". Certo, non c'è più lo splendore di una volta, non ci sono più Fellini, De Sica, Visconti; non ci sono più Risi e tutti i maestri della commedia all'italiana, tutt'oggi inarrivabili; non ci sono più gli attori magnifici e poliedrici che non hanno fatto solo la nostra, di storia, ma quella del cinema in generale.
Io sono dell'opinione che il nostro cinema non sia mai morto. Ammosciato, forse, ma sicuramente non morto: film di grande introspezione e commedie che si prendono gioco di ogni cosa esistono ancora per chi le sa cercare e apprezzare.
Tutto ciò per introdurvi al film di cui tratterò stavolta, Il Nome Del Figlio, che è classificato come commedia ma che chiamare tale sarebbe riduttivo; lungi, tuttavia, dall'essere un film drammatico, si trova da qualche parte nel mezzo.
Il soggetto è tratto da una pièce teatrale, precedentemente adattata cinematograficamente in Francia con il nome di Le Prènom (in italiano Cena Tra Amici), film che io ho amato dall'inizio alla fine e a cui associo dei bei ricordi, oltre ad essere una delle commedie più divertenti che io abbia visto. Potete quindi immaginare che le mie aspettative per questo remake italiano erano alle stelle, soprattutto dopo essere venuta a conoscenza del cast che, a parer mio, riunisce cinque dei più bravi attori che abbiamo e che io personalmente adoro.
Vi dirò che non è stato esattamente ciò che credevo: nonostante le tantissime somiglianze con la versione francese (la trama non cambia di una virgola e alcune battute sono prese pari passo), i due film nell'essenza sono infinitamente diversi, essendo ovviamente specchio di due società diverse. Le Prènom è una commedia a tutti gli effetti, tipicamente francese, dove una serie di equivoci innescano delle situazioni a dir poco esilaranti. Il Nome Del Figlio, invece, dà vita alla una versione molto più elegante della stessa storia, creando un film uguale ma completamente nuovo: si dà più spazio ai rapporti tra i personaggi, parte della stessa società che criticano, ed è tutto velato da una nostalgia che ricorre dalla prima scena all'ultima, grazie ai flashback che ci mostrano i protagonisti in età adolescenziale e ci aiutano a comprendere perché si comportano in quella maniera (quasi un parallelismo dell'elicottero telecomandato che è in giro per tutta la durata del film e ci offre delle inquadrature alternative, guidato dai bambini) . I personaggi si muovono in uno degli appartamenti più belli che io abbia visto in un film, pieno di citazioni a partire dalle decine di libri sparsi dappertutto ai poster di Frida Kahlo, Star Wars e Marie Antoinette di Sofia Coppola appesi ai muri. Qui tutte le tensioni irrisolte e accumulatesi nel corso degli anni cominciano a sciogliersi con non pochi drammi e con qualche risata occasionale, per convergere in un lieto fine che se non ci fosse stato non avrebbe reso possibile la categorizzazione di questo film come commedia.
Avendo visto e amato la versione francese non posso dire che il cast sia perfettamente azzeccato, ma funziona. Il personaggio di Valeria Golino è più una casalinga nevrotica che un'insegnante, lei si ritrova succube della bravura degli altri attori e quando sembra stia ingranando, il film è quasi alla fine. Alessandro Gassmann si riconferma bravissimo e uno dei miei attori preferiti in assoluto (oserei dire un Mostro, proprio come suo padre), il film è praticamente suo e il suo personaggio è quello che mi è piaciuto di più, miglior amico e miglior nemico del personaggio di Luigi Lo Cascio, un altro attore italiano che apprezzo tantissimo e che qui porta in scena lo stereotipo (ma neanche tanto) dell'intellettuale di sinistra che predica bene e razzola male. Tra l'altro, i due hanno una chimica incredibile e le loro interazioni sono deliziose (vi invito ad osservarli anche quando la scena non è incentrata su di loro e interagiscono sullo sfondo). Bravo come al solito anche Rocco Papaleo, ma la vera perla di questo film è Micaela Ramazzotti, svampita e un po' burina, che rappresenta il punto di vista "esterno": non è acculturata, non è ricca di famiglia ed è decisamente il personaggio più genuino tra tutti.Un po' merito dell'appartamento, un po' merito della sceneggiatura decisamente sopra le righe, un po' merito della bravura degli attori, per tutta la sua durata non sembra di star guardando un film ma un vero e proprio spettacolo teatrale - cosa che può piacere o meno ma che io ho adorato, così come ho adorato il film. Non bisogna essere a tutti i costi originali, osare nelle provocazioni o avere un budget stellare. A volte basta davvero poco: delle belle ambientazioni, un buon testo da cui partire, una regia pulita e incalzante e un cast che sa il fatto suo.
Vi lascio qui una delle scene più belle del film:
Nota: a tutte le persone che hanno detto "sì ma è una copia!!!1 Noi italiani siamo buoni solo a copiare!1!!1": siete scemi. Non so come altro metterla, davvero.
Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti...
- chiaramente Cena Tra Amici (Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, 2012), di cui questo film è remake;
- I Nostri Ragazzi (Ivano De Matteo, 2014) per la serie "borghesi italiani con problemi" e l'accoppiata Gassmann-Lo Cascio;
- Il Capitale Umano (Paolo Virzì, 2014) sempre per la stessa serie;
- 18 Anni Dopo (Edoardo Leo, 2010), a metà tra drammatico e commedia.
venerdì, aprile 24, 2015
Santa Maradona - Marco Ponti, 2001
4/24/2015 Unknown
Quello con cui abbiamo a che fare stavolta è uno dei film più citabili in assoluto, da "L'amore è una scorreggia nel cuore" a "Quell'essere mitologico? Quello col corpo d'uomo e la testa di cazzo?" passando per "Io sono andato in Polonia con una Panda senza rompere i coglioni a nessuno". Tutte frasi dette dal personaggio di Libero De Rienzo, attore che io adoro e che in questo film rasenta la perfezione; lui e il personaggio interpretato da Stefano Accorsi sono, detto senza troppi giri di parole, due falliti, a cui non importa di nulla e che vivono al giorno, che tentano di riscattare le loro vite senza tanto successo ma in realtà di riuscirci non gli interessa poi così tanto.
Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti...
- Song E Napule (Manetti Bros, 2013);
- Noi E La Giulia (Edoardo Leo, 2015);
- Smetto Quando Voglio (Sydney Sibilia, 2014).
Film flash #1 - film italiani che ho visto recentemente
4/24/2015 Unknown
Primo Amore (Matteo Garrone, 2004): Garrone sembra essere specializzato nel raccontare le ossessioni: in Reality l'ossessione per la fama, ne L'Imbalsamatore l'ossessione per un ragazzo di bell'aspetto, qui l'ossessione per l'anoressia. Tutti i suoi film che ho visto sono stranissimi, ed è proprio per questo che lo adoro. Se vivete d'ansia come me ve lo consiglio (insieme agli altri due che ho citato).
Giulia Non Esce La Sera (Giuseppe Piccioni, 2009): questo è un film di quelli drammatici veri, storie d'amore che nascono dove non dovrebbero, crimini vari, tristezza random, morte, niente azione, e di conseguenza avrebbe dovuto annoiarmi a morte. E invece no, l'ho trovato molto bello, a partire dai due protagonisti (Valerio Mastrandrea e Valeria Golino). Menzione speciale alla soundtrack che è dei Baustelle e quindi merita.
Tatanka (Giuseppe Gagliardi, 2011): un film su un pugile di cui non mi poteva interessare di meno sarebbe stato decisamente l'ultima delle cose che avrei pensato di vedere, ma ci sono state tre cose che mi hanno spinto a dargli una possibilità: 1. la curiosità di vedere qualcos'altro del regista che è nel team creativo della serie 1992; 2. la fiducia negli adattamenti da Saviano, che in genere sono belli; 3. le riprese che sono state in parte girate dove abito e in luoghi che visito spessocarlo virzì / film / film flash / film italiani / giulia non esce la sera / giuseppe gagliardi / i più grandi di tutti / marco ponti / matteo garrone / passione sinistra / più buio di mezzanotte / primo amore / tatanka
lunedì, marzo 30, 2015
La Finestra Di Fronte - Ferzan Ozpetek, 2003
3/30/2015 Unknown
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti, Raoul Bova, Filippo Nigro
Dopo tanto tempo e tanti film, ancora mi sorprendo dell'abilità di Ferzan Ozpetek di farmi emozionare ogni volta, ancora rimango stupita dalla delicatezza con cui riesce a trattare ogni tema senza farlo sembrare pesante o di cattivo gusto .

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| Commento tecnico necessario: avete visto che bono con gli occhiali? |

- dallo stesso regista Magnifica Presenza (2011), Le Fate Ignoranti (2001), Allacciate Le Cinture (2014);
- Miele (Valeria Golino, 2013) per il rapporto tra donna e uomo anziano e per gli spunti di riflessione sulla morte.
giovedì, marzo 26, 2015
Mine Vaganti - Ferzan Ozpetek, 2010
3/26/2015 Unknown
Cast: Riccardo Scamarcio, Alessiandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Paola Minaccioni, Carolina Crescentini
Prima che voi leggiate questa recensione è doveroso avvertirvi: IO AMO MINE VAGANTI. Scritto anche in maiuscolo, così non ci sono fraintendimenti. Se avete cominciato la lettura in cerca di una recensione oggettiva, che vi illustri anche i lati negativi di questo film (ammesso che ce ne siano), chiudete la pagina immediatamente: qui solo arcobaleni, unicorni e cose belle.Il film è un film di Ozpetek in piena regola e sviluppa tutti i temi a lui cari, stavolta concentrandosi particolarmente sulla famiglia, una famiglia salentina benestante ma con la mente chiusa, che si trova in difficoltà nell'accettare dell'omosessualità del figlio (e no, non basatevi sulla trama che ho scritto... non è come sembra!) anche se, dopotutto, per citare la nonna, "la terra non può volere male all'albero".
La nonna, perennemente bloccata nei ricordi di un amore passato, è solo uno dei personaggi meravigliosi che popolano questo film, il personaggio preferito un po' di tutti e sicuramente del regista: è a lei che riserva le battute e le scene più belle, oltre che l'apertura e la chiusura del film.Poi ci sono i due fratelli, del cui rapporto è difficile parlare senza anticipare nulla. La mamma, che si trova spiazzata nel venire a conoscenza dell'omosessualità del figlio (che, di nuovo, non è come sembra!), che si tortura nel chiedersi come mai non l'abbia capito, una mamma queste cose dovrebbe sentirsele, no? La zia, anch'ella bloccata nei suoi ricordi e nelle sue paure e la cameriera Teresa, che è la nota più comica di tutto il film e dà il suo meglio quando gli amici di Tommaso, fantastici e troppo gay persino per questo film, vengono a trovarlo da Roma. In questo quadretto si inserisce Alba, una ragazza un po' particolare, introdottaci immediatamente e che in quello stesso momento viene a sapere dell'omosessualità di Tommaso, giocando quindi come sua alleata e a tratti anche qualcosa in più, contribuendo a formare il triangolo tra due uomini gay e una donna tipico dei film di Ferzan. È anche un film sull'ammirazione del regista per le donne in tutte le loro sfaccettature, il risultato di esservi cresciuto, tra le donne, avendo così imparato a conoscerle e descriverle al meglio.
Tommaso è, prima di essere un figlio e prima di essere gay, uno scrittore di romanzi d'amore: è anche per questo che si è allontanato dalla famiglia, per seguire il suo sogno invece di continuare quello del padre. Questo romanticismo viene fuori in tutto il suo estro ogni volta che parla di Marco, l'uomo con cui convive, la sua dolce metà, e non so se sia merito della scrittura o merito di Scamarcio ma ho avuto gli occhi a cuoricino per tutto il tempo.
Mai come in questo film è evidente l'importanza che Ozpetek dà ai pranzi di famiglia e al cibo in generale: Alba e Tommaso che cenano insieme, i dolci che la nonna mangia, la scena del mancato discorso di Tommaso che dà inizio alle vicende del film e che è tragica e comica allo stesso tempo, ma anche cose apparentemente di poco conto come il mitico pollo e riso scondito all'ospedale.
Un altro tema che ricorre per tutto il film è quello dell'amore vissuto di nascosto, un amore che scivola via in fretta e che bisogna cogliere prima che sia troppo tardi, come può essere quello di Tommaso, di Antonio, della nonna e della zia Luciana. Questo film è per me un inno alla libertà: libertà di amare chi vuoi, di svolgere la professione che senti di voler svolgere, di andar via senza dimenticare le tue radici e di tornare, di lasciarti morire quando pensi che il tuo momento sia arrivato, libertà di decidere il corso della tua vita senza sentirti in colpa verso le persone che ami e che amano te. Ed è forse per questo che lo amo così tanto.- Magnifica Presenza (stesso regista, 2012);
- Come Non Detto (Ivan Silvestrini, 2012);
- Diverso Da Chi? (Umberto Carteni, 2009);
- La Kryptonite Nella Borsa (Ivan Cotroneo, sceneggiatore di Mine Vaganti insieme a Ozpetek e creatore di quel capolavoro di serie che era Tutti Pazzi Per Amore, 2011)
lunedì, marzo 23, 2015
Il Bagno Turco (Hamam) - Ferzan Ozpetek, 1997
3/23/2015 Unknown
Cast: Alessandro Gassmann, Francesca D'Aloja, Carlo Cecchi, Halil Ergun, Serif Sezer, Mehmet Gunsur
Ma quanto sono belli i film di Ferzan Ozpetek?
Con questo posso dire di aver visto la metà più uno della sua filmografia e di aver amato tutto (senza contare Allacciate Le Cinture che è stato talmente deludente che faccio finta che non esista), i film di Ozpetek sono inconfondibili: a me piace paragonarli a dei fiori, capaci di rapirti sempre con la loro delicatezza, con la loro bellezza ricercata e con il loro equilibrio effimero, come se una folata di vento stesse per spazzare via tutto. I suoi personaggi fuggono sempre da qualcosa e nella loro fuga trovano qualcos'altro: una persona speciale, un senso di appartenenza a qualcosa e, fondamentalmente, sé stessi.
- dallo stesso regista Mine Vaganti (2010, per la famiglia e la tematica lgbt), Saturno Contro (2007, per i rapporti tra i personaggi), Le Fate Ignoranti (2001, per il triangolo tra moglie/marito/amante del marito), Harem Suare (1999, per la Turchia) e Rosso Istanbul, che non è un film ma bensì un libro dello stesso Ozpetek sul quale sta girando anche un film;
- Tutto Su Mia Madre (1999, Pedro Almodovar) per la tematica lgbt e la ricerca di sé stessi.










