Una visione diversa della disabilità: Io Prima Di Te
Se ti è piaciuto potrebbero piacerti...
- Love, Rosie (Christian Ditter, 2014)
- One Day (Lone Scherfig, 2011)
- The Theory Of Everything (James Marsh, 2014)
Home » All posts
1/03/2017 Unknown
Se ti è piaciuto potrebbero piacerti...
- Love, Rosie (Christian Ditter, 2014)
- One Day (Lone Scherfig, 2011)
- The Theory Of Everything (James Marsh, 2014)
6/15/2016 Unknown
10/29/2015 Unknown
Il film si incentra su tre agenti antisommossa interpretati da Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini e sulla nuova recluta, interpretata da Domenico Diele, che si ritrova a fare i conti con la violenza del suo nuovo posto di lavoro. Ci viene mostrata la loro quotidianità e vita familiare fatta di situazioni svariate e pesanti dove l'unico sfogo è appunto un lavoro fatto di rabbia e aggressività.
2) Il Divo (Paolo Sorrentino) ★★★½
Un uomo napoletano decide di tentare la fortuna partecipando alle audizioni per il Grande Fratello: da lì si convince che i produttori del programma lo stiano seguendo e spiando dappertutto e ne diventa così ossessionato da mandare la propria vita a rotoli. Una riflessione profonda sul come la fama e l'apparire ci condizionino in qualsiasi cosa, con quel pizzico di ansia e inquietudine di cui Garrone non sa proprio fare a meno (e che a me piace tanto).
Una bambina viene colpita erroneamente da un proiettile e muore. La famiglia, che economicamente non se la passa tanto bene, ottiene il risarcimento per le vittime di mafia e dopo varie peripezie decidono di investirlo in... una Mercedes, che porterà la famiglia alla rovina.
La protagonista di questo film è Jasmine Trinca, che sotto il nome di Miele aiuta i malati terminali con il suicidio assistito. Quando le chiederà aiuto un uomo, che non è un malato terminale ma soffre bensì di depressione, la sua visione delle cose cambierà. daniele ciprì / film / film italiani / matteo garrone / netflix / paolo sorrentino / stefano sollima / valeria golino
10/18/2015 Unknown
Questo è quello che Stefano Sollima fa da sempre. Romanzo Criminale era una versione più romanzata e senz'altro più piacevole della realtà, con dei protagonisti per i quali non potevi far a meno di tifare anche se era chiaro dal primo secondo che tipi di persone fossero; ACAB mischiava un po' le carte: dei celerini ci venivano mostrati i problemi e le situazioni familiari che tutti potevamo comprendere, erano persone reali e non i cattivi contro i quali ciecamente puntiamo il dito, ma nonostante ciò nulla li portava ad esserci simpatici e le loro azioni non risultavano in alcun modo condivisibili, tutta la meccanica di ciò che facevano era soltanto dettata dal sadismo; con Gomorra si ritorna a una realtà dove i personaggi ci piacciono, le loro storie ci coinvolgono ma non c'è più niente di romanzato e piacevole: la realtà è cruda e brutta e violenta e a pagarne le spese sono le persone semplici che la vivono addosso ogni giorno.
Suburra nasce inizialmente dalla penna di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo nel 2013 e, alla luce dei fatti che oggi tutti conosciamo, sembra essersi tramutato in una profezia. Tutto ciò che vediamo nel film è finzione ma è reale, accade dietro le quinte da anni e continua ad accadere, anche se prima non lo sapevamo con certezza e adesso ne conosciamo una minima parte. Facendo 2+2 non è difficile ricondurre i personaggi ai fatti realmente accaduti: c'è il politico corrotto, il criminale che come un burattinaio manovra tutta Roma, il clan degli zingari e persino il presidente che si dimette e il papa che abdica (con tanto di clero coinvolto negli affari loschi della criminalità romana).
Lo stile di Sollima è sempre sporco, inevitabilmente date le storie che racconta, ma sempre ricercato, raffinato ed elegante anche nelle sequenze più scomode. Ogni inquadratura è una visione a sé stante, la fotografia è cupa per rendere le atmosfere altrettanto cupe della storia ma talvolta è bucata da luci e colori brillanti, la colonna sonora è impeccabile come lo era già in Romanzo Criminale e Gomorra.carlo bonini / film / film italiani / giancarlo de cataldo / pierfrancesco favino / stefano sollima / suburra
9/30/2015 Unknown
I personaggi non sono meglio, a partire dallo stesso Verdone. Il suo personaggio è proprio antipatico e per metà del film parla praticamente solo lui, sia con monologhi (che in realtà non sono monologhi, è proprio che non dà neanche il tempo agli altri di rispondergli) sia con la fastidiosa voce fuori campo di cui si poteva fare benissimo a meno nel 95% delle scene. La sua fidanzata è isterica e l'attrice proprio non ce la fa, mentre Tea Falco è tutto un caso a sé. Dopo averla vista in 1992, dove nessuno ha capito cos'abbia detto per tutte e dieci le puntate e dove l'arredamento era più espressivo di lei, non mi aspettavo chissà quale grande prova attoriale ma di certo non ero pronta a vederla piangere (senza riuscirci), a sentirla recitare poesie (senza riuscirci), a dialogare nientemeno che in inglese (devo ripeterlo?). E che dire della Cortellesi, che in genere riesce a farmi ridere anche quando non fa nulla, neanche lei raggiunge la sufficienza in questo film, poverina che ha fatto quel che poteva con una sceneggiatura del genere (tra l'altro prima di questo ho visto un altro film in cui lei è la protagonista, Scusate Se Esisto, molto carino e divertente). carlo verdone / film / film italiani / paola cortellesi / scusate se esisto / sotto una buona stella
9/27/2015 Unknown

La trama è pressappoco quella del film, che si esaurisce con la prima stagione e prende una direzione tutta sua con l'inizio della seconda: protagonisti sono i fratelli Gecko, Seth e Richard, due rapinatori ricercati che per portare a termine un colpo devono oltrepassare la frontiera e raggiungere un bar in Messico. A questo scopo si ritrovano a prendere come ostaggi i componenti della famiglia Fuller: Jacob, un pastore vedovo, e i suoi figli Scott e Kate. Per mezzo c'è violenza à gogo, vampiri e tanto sangue. E c'è Santanico Pandemonium, che più gnocca di così non si può. From Dusk Till Dawn È UNA FIGATA, non saprei in che altro modo metterla: è scritta e girata da Dio, la fotografia è spettacolare (è tutto giallissimo) e il cast ci sta perfettamente, la chimica tra tutti gli attori è qualcosa di incredibile. Non capisco come mai non sia nell'olimpo delle serie tv, perché è davvero impeccabile - a volte un po' confusionaria, altre volte un po' lenta, ma comunque impeccabile. Se il filone grindhouse esiste ancora, riveduto e corretto, allora sicuramente From Dusk Till Dawn ne è un degno erede.
Jane The Virgin è probabilmente il più conosciuto tra i tre, in quanto va in onda sulla CW (no, non alzate gli occhi al cielo, non è come sembra) che è una rete principale e la protagonista, Gina Rodriguez, ha anche vinto un Golden Globe, ed è quella che si potrebbe tranquillamente definire una serie teen (di nuovo, via le facce schifate, non è come sembra). La Jane del titolo è una ragazza latinoamericana ventenne che cerca di sfondare nel campo della scrittura e a cui fin da piccola è stata inculcata l'idea del preservare la verginità fino al matrimonio, perché è ciò che Dio vuole e bla bla bla (da qui il The Virgin del titolo). Un bel giorno va a fare una visita ginecologica e la dottoressa, che non è nel suo momento migliore, la ingravida per sbaglio con lo sperma che avrebbe dovuto somministrare a un'altra paziente. E visto che la situazione non era già abbastanza assurda, il padre si rivela essere un uomo che Jane aveva già frequentato cinque anni prima.Ora, lo so. Lo so che vi state chiedendo cosa diamine abbiate appena letto e perché mai dovrei consigliarvi una cosa così assurda e piena di cliché adolescenziali fino al midollo. Ma la verità è che Jane The Virgin è una delle dramedy migliori al momento e forse una delle serie teen più belle mai prodotte, perché oltre ad essere letteralmente adorabile è anche divertentissima, più divertente delle comedy trite e ritrite che continuano a rifilarci da qualche anno a questa parte. I cliché delle serie teen, come ho già detto, ci sono tutti: il triangolo amoroso, la stronza che rende la vita della protagonista impossibile, la situazione familiare difficile, plot twist che rasentano l'assurdo, ma tutto ciò è stravolto e reinterpretato e arriva al pubblico come una ventata di aria fresca in un panorama di serie teen e quindi leggere, senza pretese, che sono tutte piatte allo stesso modo. Jane The Virgin ha tutto ciò che ci si aspetta da una telenovela (infatti è il remake di una telenovela venezuelana) ma che porta tutti gli elementi che la caratterizzano ad un livello superiore, risultando una consapevole parodia del genere. E poi, lo so che l'ho già detto, ma è adorabile. Provare per credere.dal tramonto all'alba / from dusk till dawn / jane the virgin / robert rodriguez / telefilm / you're the worst
9/11/2015 Unknown
Quentin (Nat Wolff) e Margo (Cara Delevingne) sono vicini di casa (ma quanto ci piace il cliché delle finestre di fronte?) e da piccoli vivono insieme un'esperienza insolita: trovano un cadavere. Mentre Quentin rimane completamente impassibile davanti all'accaduto (come fa un bambino ad essere tanto cinico da rimanere impassibile davanti a un cadavere? Non lo so, chiedetelo a John Green), Margo si incuriosisce e comincia a indagare, perché Margo ama così tanto i misteri che finisce per diventarne uno (frase del film, non lo so, non fate domande). Crescendo, i due si allontanano, Margo diventa popolare e Quentin resta, senza tanti giri di parole, uno sfigato qualsiasi, ma si sente ancora legato a lei. Così, quando lei una notte si presenta nella sua camera e gli chiede di prestarle la sua macchina lui cosa fa? Io l'avrei mandata a fanculo, non solo non mi saluti più e ora vuoi anche la macchina, ma lui ovviamente accetta e l'accompagna. Margo si prende una "rivincita" sul suo ex fidanzato e sui suoi amici, aiutato dal povero Quentin che non capisce una mazza di cosa succeda (neanche io Q., non ti preoccupare), il tutto accompagnato dagli aforismi poetici di lei, che impartisce lezioni di vita come se avesse settant'anni e quindici nipoti. La mattina dopo, Quentin si sveglia con l'autostima a mille (lei l'ha baciato!!!!! Ve l'aspettavate?) e va tutto convinto a scuola solo per scoprire che lei è sparita. Puff. Perché lei è un mistero e bla bla bla. Neanche i genitori se ne fregano più di tanto, in fondo lei è un mistero e bla bla bla.
I due attori principali sono il motivo che mi ha spinto a vedere questo film (a parte tutta la pubblicità che è stata fatta): io adoro Nat Wolff, secondo me ha quell'aria un po' da nerd outsider ma che in realtà sotto sotto è il più stronzo di tutti, non lo so ma lo adoro e in Palo Alto mi piacque tantissimo. Cara Delevingne a me piace molto come persona, però qui l'ho trovata un po' fuori posto non perché sia una cattiva attrice, ma perché non credo sia adatta a questo genere di ruoli. Ha una voce e una mimica facciale che me la fanno immaginare più in una comedy che in un film più-o-meno drammatico dove interpreta la ragazza dei sogni di qualcuno (parliamo anche di quanto i suoi modi di fare la facciano somigliare a Emma Stone, vi prego. Lo vedo solo io?).
Ogni tanto il film prova ad essere divertente ma risulta solo fuori luogo con l'aria generale del film, troppo seria da poter essere rotta con qualche battuta. È tutto costantemente in bilico tra drama, dramedy, teen, road trip e mystery e alla fine non funziona e basta, ciò che ne rimane è un film senza una vera identità. In alcuni punti però ha uno stile interessante, la voce narrante è quella di Quentin e credo che avrebbero potuto sfruttarla meglio, avrebbero potuto giocarci per rendere il suo punto di vista più personale e per portare il film sopra le righe, che così si prende decisamente troppo sul serio. Il film poteva essere meno pesante, più sarcastico e più fresco, è questa la sua vera pecca: ciò che accade è troppo per degli adolescenti, i fatti sono troppo assurdi, troppo sconnessi, troppo irreali. E così sono anche i personaggi, troppo pretenziosi, nel tentativo di renderli più profondi si appiattiscono e basta. Perché dovrebbero interessarmi se li percepisco tutti come estranei? Perché vanno tutti alla ricerca di Margo, cos'ha lei di tanto speciale che io non riesco a vedere? Non basta dirmi che Quentin è innamorato di lei per farmelo credere, anche io voglio innamorarmi di Margo e anche io voglio capire perché Quentin è così innamorato di lei da cercarla dappertutto. Però Margo è presentata come un mistero e bla bla bla, Quentin la idealizza basandosi praticamente sul nulla. Ora, so che John Green voleva tentare di smentire lo stereotipo, il trope della manic pixie dream girl, la ragazza dei sogni che esiste solo nella testa del protagonista, e forse in parte c'è anche riuscito, però i mezzi con cui l'ha fatto risultano vani e tutto l'insieme è un'occasione sprecata. Alla fine tutti realizzano che Margo è oh, soltanto una ragazza! Come tutte le altre! Incredibile, no?