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mercoledì, ottobre 18, 2017

Suburra: Spadino, Aureliano e la rappresentazione LGBT


Suburra – La serie, presquel dell’omonimo film, è uscita da qualche settimana e praticamente mezzo popolo italiano l’ha binge-watchata (passatemi l’inglesismo), e già questa è una grande vittoria per la nostra serialità: dopo Romanzo Criminale e Gomorra, alle quali ogni serie verrà sempre e inevitabilmente paragonata, siamo stati capaci di creare un’altra serie di genere con un certo impatto mediatico e popolare, ma soprattutto di qualità – per trama, recitazione, regia, sceneggiatura, tutto.

Adesso non voglio perdermi in lusinghe inutili, perché se dovessimo approfondire Suburra ha sicuramente la sua dose di difetti, ma anche perché non è questo l’argomento del post.
Ciò che Suburra ha e che le altre serie italiane (ma anche internazionali, a dire il vero) non hanno è la presenza di Spadino, un personaggio dichiaratamente gay – per il pubblico più che per i personaggi della serie, dove tutti lo sanno ma nessuno ne parla – in un ambiente telefilmico e cinematografico dove i personaggi LGBT vengono rappresentati marginalmente e come “macchiette” oppure non vengono rappresentati affatto, ovvero quello della criminalità organizzata. Ritornando al paragone con Gomorra, ho un vago ricordo di un ragazzino transgender che viene freddato entro la fine della puntata; c’è anche la fidanzata del boss Salvatore Conte, donna transessuale che ricordiamo per l’iconica scena che qualsiasi abitante dell’entroterra napoletano continua a imitarecompulsivamente dopo due anni dalla sua messa in onda (ve lo giuro). Il primo un espediente narrativo che, appunto, si esaurisce nel giro di una puntata; il secondo un personaggio dalle nobili intenzioni narrative, cioè il desiderio di condurre una vita di coppia normale, ma che ha avuto l’impatto opposto nell’immaginario collettivo popolare – po po po po.
In Romanzo Criminale c’era Ranocchia, un personaggio molto marginale, né particolarmente positivo né particolarmente negativo, dagli atteggiamenti effemminati che i membri della banda spesso e volentieri prendevano in giro.

Spadino si inserisce in un ambiente inedito al pubblico italiano: il fratello minore del boss di uno dei clan criminali più potenti di Roma, forzato in un matrimonio combinato con una donna ma chiaramente innamorato di un suo partner-in-crime, il figlio del boss di un clan nemico – e qui le allegorie su Romeo e Giulietta si sprecherebbero, ma ricordiamoci che questo è un blog di recensioni serie. Più o meno.
Spadino vive questa sua sessualità tutt’altro che con tranquillità e spensieratezza, ma ciò non impedisce al personaggio di crescere, evolversi e agire in altri ambiti. Insomma, la serie è così piena di sottotrame che di Spadino innamorato di Aureliano, mentre guardiamo la serie, non ce ne può fregar di meno. Viene tutto mostrato, nulla viene lasciato all’interpretazione personale (come fanno molte serie americane e inglesi, fin troppe a mio avviso), ma ciò non è assolutamente centrale e rilevante ai fini della trama principale. Ed è normale che sia così, perché il fulcro di Spadino, così come degli altri personaggi, è che è un criminale, non un omosessuale, e soprattutto non una “macchietta” – se a Spadino gli urli frocio per strada, come minimo ti sgozza con il suo coltello.

E adesso passiamo all’altro lato della medaglia. Aureliano nella serie ha amato una donna (e un’altra ancora nel film, ammesso e concesso che la serie decida di essergli fedele) e non ricambia i sentimenti di Spadino, quindi tutto ci fa presupporre che sia eterosessuale. Aureliano è il figlio di un boss quando inizia la serie, nel film invece lo vediamo già a capo del clan di famiglia, e a mio avviso, in entrambe le opere, è caratterizzato come il personaggio più violento tra tutti. Nella serie, Spadino è l’unico amico di Aureliano ed è l’unico che più o meno, con le dovute differenze, condivide la sua visione del mondo. Aureliano è anche carnale nei confronti di Spadino, ci tiene a lui, se il secondo lo abbraccia lui non si tira indietro, canta e si diverte e altre coseche chi ha visto la serie sa. E quando le cose tra i due precipitano, lui potrebbe andare a cercarlo e ucciderlo subito, ucciderebbe per molto meno (e chi ricorda il film sa di cosa sto parlando) ma no, non lo fa fuori.

Ora, questo può significare tutto o niente, però penso che in un’eventuale seconda stagione ci siano i presupposti per creare qualcosa di nuovo e rivoluzionario, tutto sta alla piega narrativa che si deciderà di prendere – e anche un po’ al coraggio degli autori, che hanno iniziato a perseguire una strada, quella della rappresentazione LGBT nelle serie di genere, in una maniera eccelsa, e che potrebbero continuare. Non sono il tipo di persona che in una serie si fossilizza sulle relazioni romantiche o sessuali dei personaggi, ho sempre preferito vedere le cose nel complesso, finché la serie è scritta e girata così come ci ha abituati dalla prima puntata, del rapporto tra Spadino e Aureliano posso tranquillamente farne a meno.

Ma ricordiamoci, però, che questi personaggi potrebbero esistere, o forse esistono già – e non parlo del ragazzo che si innamora di un amico, ma di una fluidità sessuale e romantica che esiste nelle persone “normali” e non c’è motivo per cui non possa esistere in un criminale. I presupposti ci sono e queste persone esistono. Rappresentatele. 

venerdì, febbraio 10, 2017

Un Bacio di Ivan Cotroneo, il troppo che stroppia


Aspettavo con ansia di vedere Un Bacio, l’ultimo film di Ivan Cotroneo – sono una grande fan dei suoi lavori, È Arrivata La Felicità è una delle serie tv che mi è piaciuta di più nell’ultimo anno e chiunque mi conosca sa che impazzisco quando si tratta di Mine Vaganti.
Wikipedia mi dice che è ispirato a The Perks Of Being A Wallflower, ma il paragone regge poco in quanto l’unica cosa che i due film hanno in comune è il fatto che i protagonisti siano una ragazza e due ragazzi emarginati e che uno di loro sia gay. In poche parole, Lorenzo, Blu e Antonio sono rispettivamente “il frocio, la troia e lo scemo della scuola” (come li ha descritti Cotroneo per sottolineare l’indelicatezza dei termini) che, essendo allontanati da tutti, stringono in poco tempo una solida amicizia.

Il problema è che nel film ci sono varie cose che non funzionano. In primo luogo, non ho capito se sia stata la performance attoriale a non piacermi (i tre protagonisti sono al loro primo film) o semplicemente il fatto che i dialoghi fossero scritti piuttosto male. Momenti commedia fuori luogo, frasi recitate in maniera eccessivamente drammatica, troppe punchline in stile “americano”, che secondo me nel cinema italiano risultano forzate e poco spontanee. Tutto quello che veniva detto l’ho “sentito” poco (e ciò non è dovuto al fatto che anche l’audio non fosse un granché), i tre ragazzi sono sommersi di problemi ma non sono riusciti a trasmettermeli – eccetto forse per Antonio, ragazzo chiaramente disturbato mentalmente nonostante la cosa non venga mai menzionata direttamente. Antonio non è semplicemente “scemo”, è traumatizzato dalla perdita del fratello maggiore ed è incapace di accettare e gestire i propri sentimenti, e il fatto che un film il cui messaggio si basa sull’essere vittima di pregiudizi non abbia approfondito questo aspetto mi ha lasciata un po’ così. Un’altra cosa che non mi è piaciuta è stata che i suoi sentimenti nei confronti di Blu e di Lorenzo arrivano allo spettatore in maniera confusa, non si capisce se gli piaccia lei, se gli piaccia lui, se gli piacciano entrambi e una presa di posizione su quest’argomento sarebbe stata coraggiosa; sarebbe stata anche possibile, ma il film arriva al suo climax in maniera veloce e improvvisa e così facendo si ha l’impressione di vedere e sapere troppo tutto insieme senza capire effettivamente le motivazioni che hanno spinto i tre ragazzi a fare l’uno o l’altro gesto. Inoltre il film non sa bene se essere una commedia, un coming-of-age, un film drammatico, per questo risulta tutto troppo eccessivo. Molto carine però, a mio parere, le scene musical e quelle immaginate da Lorenzo – se si fosse giocato di più su quest’aspetto inverosimile forse il film avrebbe avuto un’identità più precisa.

Nonostante tutti questi problemi di scrittura, il film vuole trasmettere un messaggio molto importante di cui non se ne parlerà mai abbastanza, quello di non piegarsi al bullismo di ogni genere e il non giudicare una persona in base a ciò che viene detto di essa, indirizzato specialmente ai giovani – infatti all’anteprima erano presenti diverse classi di liceali. Esemplare è la scena finale che mostra che, se si ha un problema con qualcuno, è sempre meglio parlarne piuttosto che reprimere e arrivare al limite in cui, spesso, non si risponde delle proprie azioni e si sfocia nella violenza.

Film promosso sulla fiducia per Cotroneo, per il messaggio tramesso e per la canzone di apertura e chiusura del film perché i Placebo sono il mio gruppo preferito. 

Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti...
  • The perks of being a wallflower (Stephen Chbosky, 2012)
  • Come non detto (Ivan Silvestrini, 2011)
  • Più buio di mezzanotte (Sebastiano Riso, 2014)
  • La kryptonite nella borsa (Ivan Cotroneo, 2011)

lunedì, giugno 15, 2015

Le Fate Ignoranti - Ferzan Ozpetek, 2001


Alla lista dei film di Ferzan Ozpetek di cui ho parlato non potevo di certo farmi mancare Le Fate Ignoranti, che non è il mio film preferito del regista turco (quello è Mine Vaganti, lo sanno tutti) ma è sicuramente quello che considero il più bello in assoluto ed emblematico per tutta la sua opera. Ferzan (ormai mi prendo la libertà di chiamarlo per nome) non si smentisce mai ed ecco che crea un'altra meravigliosa storia d'amore, nel senso più stretto e intimo del termine, e sulla famiglia, nel senso più libero del termine. 

Antonia (Margherita Buy) e Massimo sono sposati felicemente da dieci anni; un giorno lui viene investito da un'auto e muore. Lei rimane sconvolta nello scoprire che, dietro un quadro (chiamato proprio "La fata ignorante") appartenuto al marito, vi è una dedica di un amante. Perché Massimo era omosessuale (o bisessuale, non è specificato) e la sua storia con Michele (Stefano Accorsi) proseguiva da più di sette anni, anni in cui conduceva una vita completamente diversa da quella che sua moglie conosceva. Quello che Antonia scopre non è solo un amante ma un mondo intero di cui non sapeva nulla, a partire dai personaggi che popolano l'appartamento di Michele e che Massimo considerava la propria famiglia. 

Michele è amareggiato a dir poco, è arrabbiato con Antonia che per sette anni ha avuto ciò che a lui era concesso vivere solo nell'ombra. È allo stesso tempo incuriosito dalla donna, l'unica persona che può condividere il suo dolore e che porta su di sé ciò che resta di Massimo. L'ostilità di Michele comincia a vacillare e Antonia gli va incontro, mentre la rassegnazione si fa strada in lei e con essa il desiderio di conoscere davvero quel marito che le sembra distante anni luce da quando era in vita. Michele e Antonia si scontrano, incapaci di vedere Massimo in ciò che descrive l'altro, e poi si incontrano, sviluppando una dipendenza reciproca dove nell'altro cercano l'uomo che entrambi hanno amato.

Stefano, a noi piace ricordarti così: mentre ti bombi due
uomini insieme invece delle showgirl di Tangentopoli.
Vedo questo film allo stesso modo di una poesia dedicata alla perdita di una persona cara, malinconico e struggente, delicato come il bicchiere di vetro che cade a terra e si rompe in mille pezzi ("Si dice che quando ti si rompe un bicchiere la persona che ami se n'è andata via"). A legare i versi di questa poesia è la presenza di Ernesto (Gabriel Garko, probabilmente nell'unico bel ruolo della sua carriera), membro della "famiglia" con una storia d'amore abusiva e irrisolta alle spalle e gravemente malato, prossimo alla morte (tema ripreso poi in altra salsa in Saturno Contro). 
Un film magico, tipico di Ozpetek, dove ogni cosa sembra essere nel posto giusto al momento giusto ma pronta a crollare, dove l'amore viene proposto in tutte le sue sfumature e dove si fonde, si trasforma, perché è impossibile racchiuderlo in due personaggi, in una storia, in un'etichetta. 

Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti... 

venerdì, aprile 10, 2015

Water Lilies (Naissance Des Pieuvres) - Céline Sciamma, 2007


Trama: Marie, Anne e Floriane passano l'estate alla piscina del loro quartiere, dove le loro strade si incrociano e si troveranno a relazionarsi con l'attrazione sessuale, l'amicizia e le pressioni dell'adolescenza.

Cast: Pauline Acquart, Louise Blachère, Adéle Haenel

Ho conosciuto Céline Sciamma qualche anno fa, se non ricordo male nel 2011, quando uscì il suo secondo lungometraggio, Tomboy. Nonostante fosse indubbiamente un bel film non mi rimase particolarmente impresso e mi dimenticai dell'esistenza della regista fino a quando, recentemente, mi sono imbattuta nuovamente nel suo nome e ho scoperto dell'esistenza di Water Lilies (titolo originale Naissance Des Pieuvres, "nascita delle piovre"). Ammetto di non essere una grande fan dei film che trattano l'omosessualità/bisessualità femminile perché tendono facilmente a scadere nel mélo, sono lenti, eccessivamente tristi e, almeno per me, noiosi.

Water Lilies mi ha però incuriosito perché innanzitutto le protagoniste sono quindicenni, poco più che bambine, e poi perché si sa che il cinema francese ha un'impronta diversa dal cinema anglofono, è più strano e più schietto, con tutti i pregi e i difetti che ne possono derivare. E anche perché la Sciamma mi aveva già dimostrato con Tomboy di sapere il fatto suo: è una che, a differenza di altri, sa di cosa sta parlando e sa dove vuole andare a parare. Il suo stile era delizioso in Tomboy e lo è anche qui, pulito, diretto, sempre attento ai minimi particolari e capace di narrare la sessualità senza alcuna malizia.

Lo spaccato di vita che Water Lilies ci offre è quello di tre quindicenni caratterialmente molto diverse: Anne è infantile per la sua età e si prende una cotta per François, un ragazzo al di fuori dalla sua portata; Floriane è la ragazza di François, bella e disinvolta, la cosiddetta queen bee dell'alveare, la bitch in charge, che lascia credere a tutti di avere una vita sessuale particolarmente attiva ma che in realtà è vergine; Marie, introversa e più matura delle sue coetanee, che si innamora di Floriane e cerca di starle il più vicino possibile.

Queste tre ragazze ci vengono presentate esattamente come sono, che è come potrebbero essere se esistessero davvero: nella realtà non è difficile trovare una Anne, una Floriane o una Marie, in quanto la scoperta della sessualità a quindici anni è cosa tutt'altro che insolita. In questo film la scoperta della sessualità femminile non viene romanticizzata, non vengono messi sul piatto valori morali o religiosi, non viene detto quale comportamento è giusto e quale è sbagliato, semplicemente viene rappresentata così come accade e così come tutte le donne l'hanno sperimentata. Niente magia, niente lieto fine, niente poesia: solo la cruda verità.

Se devo trovargli un difetto, direi che in generale l'ho trovato freddo, distaccato, anche per colpa della fotografia (dove i colori predominanti sono l'azzurro e il blu) e della recitazione, ma è risaputo che i francesi quando recitano si prendono troppo sul serio e finiscono per avere l'espressività di un cubetto di ghiaccio. È, in ogni caso, uno dei pochissimi film lgbt incentrato sulla sessualità femminile che mi è piaciuto e, credetemi, non è poco.


Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti... 
  • Tomboy (stessa regista, 2011); 
  • Turn Me On, Dammit! (Jannicke Systad Jacobsen, 2011); 
  • The Virgin Suicides (Sofia Coppola, 1999); 
  • Nymphomaniac Vol I & II (Lars Von Trier, 2013).


lunedì, marzo 30, 2015

La Finestra Di Fronte - Ferzan Ozpetek, 2003


Trama: Giovanna è una contabile in un'azienda alimentare e suo marito ha un lavoro precario. Inizialmente spia un uomo che abita nel palazzo opposto al suo e poi se ne innamora. La relazione tra i due diviene più forte grazie a un uomo anziano che è bloccato nei ricordi di un amore che ha perso nel 1943. 
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti, Raoul Bova, Filippo Nigro


Dopo tanto tempo e tanti film, ancora mi sorprendo dell'abilità di Ferzan Ozpetek di farmi emozionare ogni volta, ancora rimango stupita dalla delicatezza con cui riesce a trattare ogni tema senza farlo sembrare pesante o di cattivo gusto .


Questo film è un film su persone che si innamorano guardandosi dalle finestre, finestre presenti durante tutto il film: per osservarsi di nascosto, per dichiararsi amore, per affacciarsi sul passato e su se stessi. Giovanna è una donna che non regge più la banalità della sua vita, composta da marito, figli e un lavoro che di entusiasmante non ha nulla: le sue evasioni sono la pasticceria a tempo perso e lo spiare il suo vicino dalla finestra, senza sapere che in realtà lui fa lo stesso. La passione li travolge, lei che così facendo potrebbe perdere tutto e lui che da perdere non ha proprio un bel niente, e i loro corpi si intrecciano in una delle scene di sesso più particolari che ho visto ultimamente.


Commento tecnico necessario: avete visto che bono con gli occhiali?
Lorenzo è il rifugio di Giovanna, così come Giovanna è il rifugio di Davide. Davide è l'uomo anziano che Giovanna e suo marito incontrano per strada e decidono di portare a casa, dopo essersi accorti della sua perdita di memoria. Negli anni 40 Davide ha conosciuto il grande amore della sua vita, Simone, proprio guardandolo dalla finestra. La morte di Simone è qualcosa che Davide non supererà mai e porterà con sé come una croce fino all'incontro con Giovanna. Veniamo presi per mano e accompagnati ora nei flashback di quella notte dell'autunno del 1943, ora nel presente, dove i nodi vengono al pettine sia per Davide che per Giovanna. I due sono accomunati dall'amore per la pasticceria e, ancora una volta, Ozpetek lascia che sia il cibo a parlare dove le parole vengono a mancare.


Un film ben lontano dall'essere perfetto, che poteva approfondire di più i suoi personaggi e le sue storie, ma che non ti lascia da solo dopo la visione, anzi insinua mille domande diverse nella tua testa. Cosa sei disposto a fare pur di evadere dalla ripetitività della tua vita? Vale davvero la pena di lasciare tutto quello che hai costruito negli anni per assecondare il cuore? E quella che mi è entrata più nel profondo e a cui non so dare una risposta: lasceresti morire l'amore della tua vita se servisse a salvare decine di donne, uomini e bambini?



Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti... 
  • dallo stesso regista Magnifica Presenza (2011), Le Fate Ignoranti (2001), Allacciate Le Cinture (2014); 
  • Miele (Valeria Golino, 2013) per il rapporto tra donna e uomo anziano e per gli spunti di riflessione sulla morte.


giovedì, marzo 26, 2015

Mine Vaganti - Ferzan Ozpetek, 2010


Trama: Tommaso (Riccardo Scamarcio) è figlio di un imprenditore pugliese e ha deciso di lasciare la famiglia per studiare economia a Roma. Il motivo vero però è presto svelato in una confessione al fratello Antonio (Alessandro Preziosi): è gay e convive con un uomo, ed è tornato a casa per confessarlo al padre così che lo cacci definitivamente e lo sollevi da tutte le responsabilità nei confronti del pastificio di famiglia. Ma ad una cena di famiglia, quando Tommaso aveva previsto di fare coming out, accade un imprevisto che manderà all'aria tutti i suoi piani.
Cast: Riccardo Scamarcio, Alessiandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Paola Minaccioni, Carolina Crescentini


Prima che voi leggiate questa recensione è doveroso avvertirvi: IO AMO MINE VAGANTI. Scritto anche in maiuscolo, così non ci sono fraintendimenti. Se avete cominciato la lettura in cerca di una recensione oggettiva, che vi illustri anche i lati negativi di questo film (ammesso che ce ne siano), chiudete la pagina immediatamente: qui solo arcobaleni, unicorni e cose belle.
Il film è un film di Ozpetek in piena regola e sviluppa tutti i temi a lui cari, stavolta concentrandosi particolarmente sulla famiglia, una famiglia salentina benestante ma con la mente chiusa, che si trova in difficoltà nell'accettare dell'omosessualità del figlio (e no, non basatevi sulla trama che ho scritto... non è come sembra!) anche se, dopotutto, per citare la nonna, "la terra non può volere male all'albero".

La nonna, perennemente bloccata nei ricordi di un amore passato, è solo uno dei personaggi meravigliosi che popolano questo film, il personaggio preferito un po' di tutti e sicuramente del regista: è a lei che riserva le battute e le scene più belle, oltre che l'apertura e la chiusura del film.
Poi ci sono i due fratelli, del cui rapporto è difficile parlare senza anticipare nulla. La mamma, che si trova spiazzata nel venire a conoscenza dell'omosessualità del figlio (che, di nuovo, non è come sembra!), che si tortura nel chiedersi come mai non l'abbia capito, una mamma queste cose dovrebbe sentirsele, no? La zia, anch'ella bloccata nei suoi ricordi e nelle sue paure e la cameriera Teresa, che è la nota più comica di tutto il film e dà il suo meglio quando gli amici di Tommaso, fantastici e troppo gay persino per questo film, vengono a trovarlo da Roma. In questo quadretto si inserisce Alba, una ragazza un po' particolare, introdottaci immediatamente e che in quello stesso momento viene a sapere dell'omosessualità di Tommaso, giocando quindi come sua alleata e a tratti anche qualcosa in più, contribuendo a formare il triangolo tra due uomini gay e una donna tipico dei film di Ferzan. È anche un film sull'ammirazione del regista per le donne in tutte le loro sfaccettature, il risultato di esservi cresciuto, tra le donne, avendo così imparato a conoscerle e descriverle al meglio.

Tommaso è, prima di essere un figlio e prima di essere gay, uno scrittore di romanzi d'amore: è anche per questo che si è allontanato dalla famiglia, per seguire il suo sogno invece di continuare quello del padre. Questo romanticismo viene fuori in tutto il suo estro ogni volta che parla di Marco, l'uomo con cui convive, la sua dolce metà, e non so se sia merito della scrittura o merito di Scamarcio ma ho avuto gli occhi a cuoricino per tutto il tempo.

Mai come in questo film è evidente l'importanza che Ozpetek dà ai pranzi di famiglia e al cibo in generale: Alba e Tommaso che cenano insieme, i dolci che la nonna mangia, la scena del mancato discorso di Tommaso che dà inizio alle vicende del film e che è tragica e comica allo stesso tempo, ma anche cose apparentemente di poco conto come il mitico pollo e riso scondito all'ospedale.


Un altro tema che ricorre per tutto il film è quello dell'amore vissuto di nascosto, un amore che scivola via in fretta e che bisogna cogliere prima che sia troppo tardi, come può essere quello di Tommaso, di Antonio, della nonna e della zia Luciana. Questo film è per me un inno alla libertà: libertà di amare chi vuoi, di svolgere la professione che senti di voler svolgere, di andar via senza dimenticare le tue radici e di tornare, di lasciarti morire quando pensi che il tuo momento sia arrivato, libertà di decidere il corso della tua vita senza sentirti in colpa verso le persone che ami e che amano te. Ed è forse per questo che lo amo così tanto.


Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti... 
  • Magnifica Presenza (stesso regista, 2012); 
  • Come Non Detto (Ivan Silvestrini, 2012); 
  • Diverso Da Chi? (Umberto Carteni, 2009); 
  • La Kryptonite Nella Borsa (Ivan Cotroneo, sceneggiatore di Mine Vaganti insieme a Ozpetek e creatore di quel capolavoro di serie che era Tutti Pazzi Per Amore, 2011)


Trivia: il rapporto di Ozpetek con il cibo, tratto dal suo libro Rosso Istanbul:
"[...] ho voluto che il centro della mia casa fosse il lungo tavolo di legno grezzo che è la prima cosa che si vede entrando: perché a casa mia si entra direttamente in cucina. È qui, su questo tavolo, che preparo il primo caffè del mattino; fatto con la moca, ovvio. È qui che discuto, scrivo, e immagino le sceneggiature dei miei film. È qui che, a pranzo o a cena, cucino per le persone che amo, quelle che sono la mia famiglia. Pensandoci, forse non è un caso che nei miei ĕlm si mangi spesso. Magari è solo un tramezzino, mentre divori con gli occhi la persona di cui ti stai innamorando: una delle scene più romantiche che ho girato. Oppure sono i trionfi di dolci del pasticciere sotto casa mia, a Roma; torte e bignè e sfogliatelle a cui non so resistere, quando passo davanti alla vetrina. E poi, quante tavolate nei miei film: di famiglia, magari con un litigio nell’aria; banchetti nuziali; tavoli apparecchiati per amici o amanti; tavole imbandite aspettando qualcuno che non arriverà. Forse un fantasma, o un perduto amore. [...] E mi piace stare ai fornelli mentre gli amici sono riuniti a tavola; cucinare, ridere e chiacchierare. A volte, quando siamo tutti seduti lì, e siamo giunti agli ultimi bicchieri, al dolce, alla chiacchiera per la chiacchiera, mi allontano un attimo, con la scusa di fare qualcosa nella stanza accanto. Poi rimango sulla soglia, in penombra, a guardarli. Mi conforta osservarli in silenzio, sapere che ci sono; scivolare per un momento fuori dalla mia vita e guardarla come se fossi un estraneo."

lunedì, marzo 23, 2015

Il Bagno Turco (Hamam) - Ferzan Ozpetek, 1997


Trama: Francesco ha un studio di architettura a Roma insieme a sua moglie. Quando sua zia muore, viaggia fino ad Istanbul per ereditare il bagno turco (hamam) che lei gli ha lasciato. Troverà qui l'amore e il calore che mancano alla sua vita in Italia.
Cast: Alessandro Gassmann, Francesca D'Aloja, Carlo Cecchi, Halil Ergun, Serif Sezer, Mehmet Gunsur


Ma quanto sono belli i film di Ferzan Ozpetek?
Con questo posso dire di aver visto la metà più uno della sua filmografia e di aver amato tutto (senza contare Allacciate Le Cinture che è stato talmente deludente che faccio finta che non esista), i film di Ozpetek sono inconfondibili: a me piace paragonarli a dei fiori, capaci di rapirti sempre con la loro delicatezza, con la loro bellezza ricercata e con il loro equilibrio effimero, come se una folata di vento stesse per spazzare via tutto. I suoi personaggi fuggono sempre da qualcosa e nella loro fuga trovano qualcos'altro: una persona speciale, un senso di appartenenza a qualcosa e, fondamentalmente, sé stessi.

Hamam è la sua opera prima, dove si vede chiaramente il tema inconfutabile di ogni film di Ozpetek: l'amore. L'amore per il paese da cui proviene, la Turchia, e per quello che l'ha "adottato", l'Italia; l'amore tra due persone che, per un motivo o per l'altro, non dovrebbero stare insieme; l'amore per la famiglia, che si può riassumere con la consueta scena della tavolata, presente in tutti i suoi film.


Ci ritroviamo immediatamente catapultati in una casa turca e per tutto il film percorriamo le strade di Istanbul, le sue stanze, sentiamo tutti i profumi del posto e i sentimenti della gente, imparando a conoscere non solo il protagonista, Francesco, ma anche la famiglia sorprendentemente gentile e disponibile che lo ospita.


Hamam è, per me, un film composto da momenti mancati: tra Francesco e Mehmet, il ragazzo turco di cui si innamorerà; tra Francesco e sua moglie, che attraversano da prima della sua partenza un momento di crisi; tra Francesco e la sua nuova città, alla quale in poco tempo si lega indissolubilmente; tra la zia Anita e tutte le persone che la circondavano e le volevano bene, che impariamo a conoscere attraverso le sue lettere. Persino tra la moglie di Francesco e Istanbul che, proprio come lui, tra le sue strade troverà sé stessa.


Questi momenti mancati, però, non sono affatto un male: sono convinta che se le cose fossero state "esplicitate", se come spettatori ci fosse stata spiegata ogni cosa passo dopo passo, questo film avrebbe perso la sua magia che le ambientazioni incantevoli hanno contribuito a creare. Un film sicuramente da guardare se, come me, siete amanti delle storie che sembrano sospese ad un filo, con dei personaggi che sembrano crollare da un momento all'altro per quanto delicati essi sono.



Se ti è piaciuto potrebbero anche piacerti... 
  • dallo stesso regista Mine Vaganti (2010, per la famiglia e la tematica lgbt), Saturno Contro (2007, per i rapporti tra i personaggi), Le Fate Ignoranti (2001, per il triangolo tra moglie/marito/amante del marito), Harem Suare (1999, per la Turchia) e Rosso Istanbul, che non è un film ma bensì un libro dello stesso Ozpetek sul quale sta girando anche un film; 
  • Tutto Su Mia Madre (1999, Pedro Almodovar) per la tematica lgbt e la ricerca di sé stessi.